Gilberto Bianchini & C. sas

 

L'omicidio volontario alla Thyssen è un colpo all'industria

di OSCAR GlANNINO

Occhio; a Torino serve giustizia. Non forche. La terribile morte dei 7 operai della Thyssen ha scosso l'Italia. ln sole 10 settimane, la procura ha chiuso l'inchiesta. Applausi. Ma i pm toppano l'imputazione. Al capo della Thyssen, l'accusa è come avesse sparato ai dipendenti
Non è un'esagerazione mia, ma dell' accusa, coordinata dar procuratore aggiunto di Torinoi Raffaele Guariniello, e composta dai sostituti Francesca Traverso e Laura Longo. Hanno accumulato quasi 200 mila pagine di documenti. E insieme al procuratore capo Marcello Maddalenaieri hanno deciso di contestare ai 6 indagati più all'azienda in quanto tale non solo i reati "ordinari", legati a morti connessi alla sicurezza sul lavoro, come l'omissione di tutele antinfortunistiche. Per l'amministratore delegato di Thyssen Krupp Acciao speciali Terni, Harald Espenhahn, l'accusa è infatti di omicidio con dolo eventuale. Per capirci, è esattamente l'accusa che pendè sul capo dell'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che l'11 novembre scorso uccise l'ultrà laziale Gabriele Sandri, sparando con la sua pistola da una corsia all' altra dell'Autostrada del sole, con il proiettile fatale deviato dalle reti metalliche tra le è carreggiate.
La prima reazione è ispirata al plauso. Finalmente dei pm che fanno sul serio e chiedono fino a 10 anni di carcere per il capoazienda che, a quanto pare, avrebbe rinviato l'allestimento delle misure all'antincendio alla linea 5 di Torino visto che sarebbe stata presto chiusa, malgrado fosse stata una stessa commissione dell'azienda a chiederlo, dopo analoghi incidenti in Germania senza vittime.
Ma attenzione, i pm sanno che cercare di dimostrare in aula l'intenzionalità, di condotte dalle quali il soggetto responsabile metteva in conto l'ipotesi di morte dei dipendenti, è 100 volte più difficile che chiederne la condanna per colpa o preterintenzionalità.
Non mancano, gli esempi di accuse ultronee contro le aziende voltesi in boomerang. Felice Casson, quand'era pm a Venezia e non parlamentare del centrosinistra, portò alla sbarra una trentina di massimi dirigenti di Montedison, Enichem ed Enimont, al maxi processo per la morte tumorale di 160 dipendenti, causata per l' accusa dalle lavorazioni di prodotti tossici non in sicurezza al Petrolchimico di Porto Malghera. Ma chiedendone Casson la condanna a 185 anni di carcere per strage, nel 2001 il processo di primo grado si concluse in un'assoluzione generale. Solo in Appello e in Cassazione a fine 2006, vennero soltanto 5 condanne a un anno e mezzo di reclusione, però per reati colposi.
Per il "dolo eventuale" si deve appurare che l'accusato ponga in essere una condotta per altri fini, ma sapendo che vi sono serie possibilità che dal suo agire discendano eventi ulteriori - in questo caso la morte di 7 lavoratori - e tuttavia accettando consapevolmente il rischio di causarli. È tale accettazione consapevole, a rendere il dolo eventuale più grave della colpa cosciente, trasformando un reato in un delitto. L'amministratore delegato della Thyssen Krupp Italia aveva messo in conto la strage, "costi quel che costi? Andiamo. Il Tribunale di Cremona ha ritenuto responsabile di omicidio doloso, per dolo eventuale, un imputato che, consapevole di essere sieropositivo, aveva in trattenuto col proprio ignaro partner, da fidanzato prima e marito poi, per 10 anni, molti rapporti non protetti. Accettando così l'alto rischio, concretizzatosi, tanto di un possibile contagio quanto dell' esiti dell'infezione eventualmente insorta.
La Corte di Assise di Appello ha invece derubricato la fattispecie a omicidio colposo, perché il sieropositivo non poteva certo dare per scontato il contagio né l'esito letale dell'eventuale decorso dell'HIV in Aids. Faccio una domanda greve. Vogliamo pensare che il capo azienda della Thyssen è peggio del contagiato che per 10 anni scopava in libererà infettando la moglie che ne morì? lo penso proprio di no. Piango anch'io i sette morti. Ma la giustizia non è una forca.

Libero, 24/2/2008