Gilberto Bianchini & C. sas

 

TROPPI MORTI SUL LAVORO: ECCO LE RISPOSTE CHE VOGLIAMO !
di Rocco Vitale, Presidente Aifos
Da 4 morti al giorno siamo passati addirittura a 6. La media sarà rispettata e così si andrà avanti giorno dopo giorno. Farà notizia sui giornali se le morti coinvolgono più lavoratori assieme mentre, come al solito, non se ne parlerà se muore uno alla volta desolatamente, in piccoli paesi e piccole aziende senza dignità e senza nome.
Ad oggi i morti da gennaio sono stati 328! Indignarsi non è più sufficiente. Abbiamo anche detto – nei giorni scorsi – che non sarà il nuovo testo unico a far diminuire gli infortuni ed i morti nè lo saranno le sanzioni o le ispezioni.
Tra qualche giorno sulla Gazzetta Ufficiale verrà pubblicato il “Unico testo normativo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori” (che brutta dizione, permetteteci di chiamarlo Testo Unico della Sicurezza) e siamo certi, certissimi che non ci sarà un morto di meno.
Il problema , come al solito non sono le leggi ma il rispetto della legge che deve essere affidato ai cittadini e non alla polizia. Questo in sintesi vuol dire sviluppare la cultura della sicurezza sul lavoro.
Vorremmo però sapere alcune cose. Vorremmo che i giornalisti e gli opinionisti chiedessero ed indagassero su cose semplici. Bisogna chiedere e sapere subito chi è il Responsabile del Servizio di Prevenzione e di Protezione: dato che in ogni azienda ne è obbligatoria la designazione perché nessuno ci dice mai chi è il RSPP e venga reso noto il nome?
Chi è il medico competente che deve aver fatto il piano di sorveglianza sanitaria, visitato gli ambienti di lavoro e verificare il loro stato?
Chi è il Rappresentante dei Lavoratori? Nome e cognome.
Sono stati nominati gli addetti al primo soccorso, alla prevenzione incendi ed alle emergenze? Chi sono? Quanti sono?
Queste domande chiedono una risposta perché ci porta al discorso sulle capacità effettive di attuare azioni per ridurre i rischi sviluppare una politica che possa diminuire gli infortuni e le morti bianche.
Le nomine e le designazioni, infatti, sono tutte seguite dall'obbligo della formazione: se una persona viene formata e addestrata sarà certamente più preparata e più attenta alla propria sicurezza ed a quella dei compagni di lavoro.
Vediamo ad esempio il caso dei due fratelli morti folgorati mentre pulivano una cisterna. Le cronache hanno descritto che “il destino ha voluto che la cisterna fosse posteggiata proprio sotto i cavi dell'alta tensione…” Ma quale destino!.
Le cose sono molto più semplici e, purtroppo drammatiche. L'azienda ha l'obbligo ad affettuare una valutazione dei rischi e bastava una seria valutazione per vedere e dire:

* pericolo per i cavi dell'alta tensione scoperti,

* prendere opportuni provvedimenti per isolare i cavi

* nell'attesa degli interventi impedire il “posteggio” sotto i cavi

* segregare l'area per impedire il “posteggio”


Ma la legge dice di più: i lavoratori dipendenti dovevano conoscere la situazione di pericolosità rappresentata dai cavi dell'alta tensione in quanto il datore di lavoro doveva svolgere un apposito corso di informazione. Ed il medico competente non ha mai visto il sito produttivo e l'area di lavoro? E gli incaricati alle emergenze e primo soccorso sapevano di questi rischi.
Andiamo avanti. I lavoratori esterni conoscevano le condizioni e gli ambienti di lavoro della ditta appaltatrice. E' stata applicata la norma che prevede il coordinamento tra i datori di lavoro?
Un altro caso riguarda la morte, l'ennesima, avvenuta a Taranto. Perché l'operaio caduto da 8 metri non aveva l'imbracatura? Certamente ci doveva pensare il proprio datore di lavoro ma non è una risposta sufficiente: anche l'azienda proprietaria doveva vigilare sull'applicazione delle norme, assicurarsi che gli appaltatori fossero in regola con le norme di sicurezza. Ogni azienda ha redatto il UDVR (che vuol dire Unico Documento della Valutazione dei Rischi) oppure si trattava di una fotocopia o stampato da un programmino informatico?
E questo UDVR è stato applicato, quello che c'è scritto è stato portato a conoscenza dei lavoratori. Oppure era solamente carta di adempimento amministrativo burocratico.
Ecco allora che, ancora una volta, emerge il ruolo fondamentale della formazione. Solo una seria ed effettiva formazione può aiutare i lavoratori nel processo dell'apprendimento che però deve tendere al cambiamento dei comportamenti umani verso una nuova e concreta sicurezza sul lavoro.