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TROPPI MORTI SUL LAVORO: ECCO LE RISPOSTE CHE VOGLIAMO
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di Rocco Vitale, Presidente Aifos
Da 4 morti al giorno siamo passati addirittura a 6. La media sarà
rispettata e così si andrà avanti giorno dopo giorno.
Farà notizia sui giornali se le morti coinvolgono più
lavoratori assieme mentre, come al solito, non se ne parlerà
se muore uno alla volta desolatamente, in piccoli paesi e piccole aziende
senza dignità e senza nome.
Ad oggi i morti da gennaio sono stati 328! Indignarsi non è più
sufficiente. Abbiamo anche detto – nei giorni scorsi – che non sarà
il nuovo testo unico a far diminuire gli infortuni ed i morti nè
lo saranno le sanzioni o le ispezioni.
Tra qualche giorno sulla Gazzetta Ufficiale verrà pubblicato
il “Unico testo normativo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici
e dei lavoratori” (che brutta dizione, permetteteci di chiamarlo Testo
Unico della Sicurezza) e siamo certi, certissimi che non ci sarà
un morto di meno.
Il problema , come al solito non sono le leggi ma il rispetto della
legge che deve essere affidato ai cittadini e non alla polizia. Questo
in sintesi vuol dire sviluppare la cultura della sicurezza sul lavoro.
Vorremmo però sapere alcune cose. Vorremmo che i giornalisti
e gli opinionisti chiedessero ed indagassero su cose semplici. Bisogna
chiedere e sapere subito chi è il Responsabile del Servizio di
Prevenzione e di Protezione: dato che in ogni azienda ne è obbligatoria
la designazione perché nessuno ci dice mai chi è il RSPP
e venga reso noto il nome?
Chi è il medico competente che deve aver fatto il piano di sorveglianza
sanitaria, visitato gli ambienti di lavoro e verificare il loro stato?
Chi è il Rappresentante dei Lavoratori? Nome e cognome.
Sono stati nominati gli addetti al primo soccorso, alla prevenzione
incendi ed alle emergenze? Chi sono? Quanti sono?
Queste domande chiedono una risposta perché ci porta al discorso
sulle capacità effettive di attuare azioni per ridurre i rischi
sviluppare una politica che possa diminuire gli infortuni e le morti
bianche.
Le nomine e le designazioni, infatti, sono tutte seguite dall'obbligo
della formazione: se una persona viene formata e addestrata sarà
certamente più preparata e più attenta alla propria sicurezza
ed a quella dei compagni di lavoro.
Vediamo ad esempio il caso dei due fratelli morti folgorati mentre pulivano
una cisterna. Le cronache hanno descritto che “il destino ha voluto
che la cisterna fosse posteggiata proprio sotto i cavi dell'alta tensione…”
Ma quale destino!.
Le cose sono molto più semplici e, purtroppo drammatiche. L'azienda
ha l'obbligo ad affettuare una valutazione dei rischi e bastava una
seria valutazione per vedere e dire:
* pericolo per i cavi dell'alta tensione scoperti,
* prendere opportuni provvedimenti per isolare i cavi
* nell'attesa degli interventi impedire il “posteggio” sotto i cavi
* segregare l'area per impedire il “posteggio”
Ma la legge dice di più: i lavoratori dipendenti dovevano conoscere
la situazione di pericolosità rappresentata dai cavi dell'alta
tensione in quanto il datore di lavoro doveva svolgere un apposito corso
di informazione. Ed il medico competente non ha mai visto il sito produttivo
e l'area di lavoro? E gli incaricati alle emergenze e primo soccorso
sapevano di questi rischi.
Andiamo avanti. I lavoratori esterni conoscevano le condizioni e gli
ambienti di lavoro della ditta appaltatrice. E' stata applicata la norma
che prevede il coordinamento tra i datori di lavoro?
Un altro caso riguarda la morte, l'ennesima, avvenuta a Taranto. Perché
l'operaio caduto da 8 metri non aveva l'imbracatura? Certamente ci doveva
pensare il proprio datore di lavoro ma non è una risposta sufficiente:
anche l'azienda proprietaria doveva vigilare sull'applicazione delle
norme, assicurarsi che gli appaltatori fossero in regola con le norme
di sicurezza. Ogni azienda ha redatto il UDVR (che vuol dire Unico Documento
della Valutazione dei Rischi) oppure si trattava di una fotocopia o
stampato da un programmino informatico?
E questo UDVR è stato applicato, quello che c'è scritto
è stato portato a conoscenza dei lavoratori. Oppure era solamente
carta di adempimento amministrativo burocratico.
Ecco allora che, ancora una volta, emerge il ruolo fondamentale della
formazione. Solo una seria ed effettiva formazione può aiutare
i lavoratori nel processo dell'apprendimento che però deve tendere
al cambiamento dei comportamenti umani verso una nuova e concreta sicurezza
sul lavoro.
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